2026 - "La città sulle nuvole"

Libertà, utopia, desiderio: tre parole, un unico straordinario viaggio.
Gli studenti del “Laboratorio teatrale Liminalia” hanno portato in scena La città sulle nuvole, uno spettacolo liberamente ispirato alla commedia Gli uccelli di Aristofane.
In un mondo che spesso ci vuole con i piedi ben saldi a terra, i nostri ragazzi hanno scelto di alzare lo sguardo verso il cielo, immaginando un luogo nuovo, sospeso tra sogno e realtà, dove il desiderio di libertà possa trasformarsi in possibilità concreta. Attraverso la parola, la musica e la danza, gli studenti hanno dato vita ad una riflessione intensa e
poetica sul bisogno umano di cercare altri orizzonti, invitando il pubblico a lasciarsi guidare dall’immaginazione e a “volare” insieme a loro. La città sulle nuvole è stata non solo una rappresentazione teatrale, ma anche un’esperienza di condivisione, creatività e crescita, frutto dell’impegno, della sensibilità e del talento dei ragazzi del “Liceo Alessi” che hanno partecipato al laboratorio.

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Quella che avete visto non è stata soltanto una commedia.
Con Gli Uccelli di Aristofane abbiamo attraversato un sogno antico: immaginare un luogo diverso, più giusto, più umano. Ed è sorprendente scoprire che parole scritte più di duemila anni fa parlino ancora di noi, delle nostre paure, del nostro desiderio di libertà e di senso. In un tempo veloce e distratto, scegliere il teatro antico significa fermarsi e tornare ad ascoltare domande essenziali.

Anche oggi continuiamo a cercare una “città sulle nuvole”: un luogo in cui sentirci davvero umani. Portare in scena un classico non significa ripetere il passato, ma dialogare con esso. Perché il teatro continua a dirci qualcosa di profondo sull’uomo, sui suoi desideri e sulle sue contraddizioni.

Durante questo laboratorio abbiamo scoperto che l’utopia non nasce dalla perfezione, ma dalla nostra mancanza. Dentro ciascuno di noi esiste un desiderio di infinito che ci spinge a cercare qualcosa di più grande.

Forse il teatro esiste da secoli proprio per questo: perché dà voce a quella nostalgia che tutti custodiamo. Dietro il sorriso e l’assurdo della commedia rimane una domanda semplice e immensa: che cosa può renderci davvero felici?

Abbiamo capito che la libertà non è fuga, ma responsabilità. E che il teatro ci chiede di rallentare, ascoltarci, guardare oltre la superficie.

La nostra “Città sulle Nuvole” allora non è soltanto un sogno lontano. È una domanda rivolta a tutti noi: quale mondo vogliamo costruire? E quale parte di noi siamo disposti a cambiare perché possa esistere?

Il teatro ci ha insegnato che il vuoto non è qualcosa da riempire in fretta, ma uno spazio da custodire. Perché è proprio lì che nasce il desiderio, la ricerca, la possibilità della bellezza.

Attraverso questo percorso abbiamo scoperto che recitare non significa fingere, ma essere autentici. Ognuno di noi ha portato qui una parte di sé. Questa è la consapevolezza più preziosa che portiamo con noi.

Per questo desideriamo ringraziare coloro che sono l’anima di questo laboratorio, Silvia e Nicol, a cui chiediamo di salire sul palco, per averci insegnato che il teatro è amore, disciplina e verità, e che recitare non significa soltanto andare in scena, ma avere il coraggio di mettersi davvero in gioco. Grazie per aver condiviso i nostri errori, le nostre insicurezze e perfino i nostri silenzi, senza mai smettere di credere nelle nostre possibilità, anche quando noi stessi facevamo fatica a vederle. Ci avete insegnato che il teatro nasce dall’ascolto, dalla fiducia reciproca e dal coraggio di restare uniti. Grazie davvero di cuore.

Un ringraziamento profondo va alle nostre docenti referenti, le prof.sse Antonella Biccheri e Isabella Biondi, che preghiamo di salire sul palco, per averci guidato con dedizione e una presenza costante. Ci avete accompagnati in ogni momento di questo percorso, trasmettendoci l’amore autentico per la scuola e il valore del lavoro condiviso.

Infine, grazie a voi, pubblico. Il teatro vive solo nello sguardo e nel cuore di chi lo accoglie. Stasera non siete stati semplici spettatori: siete stati i testimoni della vita di questo laboratorio, i compagni di viaggio verso quell’infinito che tutti cerchiamo.

Forse non possiamo costruire davvero una città tra le nuvole, ma possiamo scegliere, ogni giorno, di continuare a desiderarla e a cercare la bellezza. Grazie.